Prevenire è meglio che curare, verrebbe da dire. Il “caso Eriksen” ha portato alla luce la frangibilità dell’essere umano. Non siamo macchine perfette. E non è possibile trovare (sempre) la soluzione ad ogni frattura.
Inter, quale futuro per Eriksen? Per lui necessario un defibrillatore cardiaco. Ma in Italia…
Il fatto che ancora non abbiano scoperto l’origine del problema che ha portato Chris a scivolare improvvisamente sul rettangolo di gioco la dice lunga sull’imprevedibilità di certe situazioni. Molti pensano: i calciatori sono professionisti, sono apparentemente sani, sono sotto controllo sempre, ergo non può succedere nulla e invece… All’apparenza può essere “tutto ok” e una situazione simile, anche se drammatica, può capitare. Il fatto è che questa possibilità spaventa tutti, soprattutto loro, i professionisti infrangibili, ma anche noi “comuni mortali”, e si cerca di trovare un responsabile come a dire “con i giusti controlli non potrebbe succedere mai”. Ma… siamo umani. Tutti. E allora cosa è veramente successo ad Eriksen? Che cosa succede al calciatore ora che è stato “ripristinato” l’uomo? Fra qualche settimana Christian sarà nuovamente visitato. Si tratta di capire se un defibrillatore (segnatamente “il sistema ICD: un defibrillatore impiantabile sottocutaneo (ICD) che sente, riconosce e tratta le tachiaritmie ventricolari potenzialmente letali e previene la morte cardiaca improvvisa”, ndr) sarà temporaneo o permanente. Con un impianto del genere, il ritorno in campo del calciatore della nazionale danese e dell’Inter sarebbe difficile: diversi controlli da superare, necessario anche far passare del tempo per consentire le adeguate circostanze del caso. Come prevedibile, per avere notizie più certe bisognerà inevitabilmente aspettare. Ci sono all’estero calciatori che giocano con un impianto simile installato: l’olandese ex compagno di Eriksen all’Ajax Daley Blind è l’esempio più famoso. Ma in Italia questo non è possibile. Ecco perché saranno fondamentali i nuovi controlli che il calciatore effettuerà tra qualche settimana. Fortunatamente, il ventinovenne danese si è riuscito a salvare. Ma il fatto che tutt’ora, nonostante stiano investigando ormai da giorni, non sappiano con certezza cosa abbia avuto, lascia ancora degli interrogativi assordanti. E la cosa è abbastanza grave, per cui anche i test a cui si sottopongono quotidianamente i calciatori non potrebbero far venire alla luce una problematica simile (e qualcuno si era sorpreso di questo). Siamo frangibili, siamo umani, chi allenato e chi meno, non siamo macchine perfette. Questo per farci capire ogni tanto quanto siamo “delicati”. L’Eriksen uomo sta bene, il futuro del calciatore è oggi ancora un rebus.
Il parere dell’esperto. Carlo Tranquilli, specialista di medicina sportiva e presidente dei medici sportivi del Lazio, spiega come funziona l’Icd (Implantable Cardioverter Defibrillator) e affronta il quesito dell’idoneità sportiva per giocare in Italia. “Dipende dalla diagnosi anche quanto Eriksen dovrà portare il congegno – dichiara il professore all’Ansa -, bisognerà valutare ad esempio se glielo impiantano solo per precauzione o meno oppure per altri motivi. Ma questo ripeto dipenderà dalla effettiva diagnosi che ha portato il cuore di Eriksen a smettere di battere: e per quella ci vorranno anche i test genetici. Se Eriksen potrà giocare o no in Italia dipenderà non tanto dal congegno ma dal motivo per cui il defibrillatore gli viene impiantato: bisogna capire la diagnosi, cosa ha avuto davvero il giocatore”.
Andrea Fiorentino
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