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Perinetti, Chiara racconta la sorella Emanuela: “Era piena di vita”

Giorgio Perinetti

“Era una persona piena di vita”. Sono passati 10 giorni dalla tragedia che ha colpito il ds dell’Avellino ed ex dirigente del Napoli Giorgio Perinetti e la sua famiglia: la figlia Emanuela, 34 anni, è morta per anoressia e a raccontarne il calvario è la sorella Chiara che a Fanpage ricorda l’odissea vissuta negli ultimi tempi e commuove tutti con uno straziante ricordo.

Perinetti, Chiara racconta la sorella Emanuela: “Era piena di vita”

Per la sorella, Emanuela era il contrario della depressione: “Riusciva, senza nessuna fatica, a entrare nelle persone e a rimanerci. Aveva studiato scienze politiche e poi aveva deciso di entrare nel mondo del management, dell’economia per applicare questo tipo di competenze al mondo dello sport. Quando aveva 16 anni si sentiva forse sul lato fisico un po’ più in carne magari rispetto alle persone che frequentava ed è lì che ha deciso di fare una dieta drastica nel periodo estivo. Solo che si è innescata una forma di controllo ossessivo sul cibo. Questo è stato, credo, un po’ l’inizio di tutto: non il desiderio di dimagrire, ma la paura di ingrassare e tornare a non piacersi”.

Nessuno però sembrava preoccuparsene: “Per diverso tempo la situazione è rimasta relativamente stabile — ha proseguito Chiara —. Le sue condizioni non erano allarmanti, non era sotto peso. I problemi più evidenti sono arrivati dopo e non immediatamente a livello fisico. La progressione veramente drammatica noi l’abbiamo vista a partire da settembre 2023.

Quando sono tornata dalle vacanze estive ho incontrato mio padre e mia sorella per una colazione e lì ho notato che Emanuela era molto dimagrita. Un dimagrimento che mi ha preoccupata, ma che non era ancora di quelli tali da farmi già dire con sicurezza: c’è un problema. Invece, la situazione è peggiorata in fretta e a ottobre l’abbiamo convinta ad andare da un primo specialista”.

Da qui la scoperta dell’anoressia: “È stato predisposto un ricovero urgente. Emanuela, però, si è rifiutata e noi familiari non avevamo i mezzi per costringerla. L’abbiamo così portata da un secondo specialista, a cui lei si è affidata immediatamente e che voleva in qualche modo portarla alla soluzione ospedaliera gradualmente. Solo che non c’è stato neanche il tempo. Perché dopo tre giorni dalla visita, verso metà novembre, Emanuela è scivolata in casa ed è stata soccorsa dal 118 perché non riusciva a rialzarsi in autonomia: la sua muscolatura era al limite. Da lì è stata ricoverata in ospedale per stato di necessità”.

Sembrava potesse essere la svolta. Emanuela è sembrata rinascere. Voleva mangiare ed essere aiutata, ma non ce l’ha fatta: “In una decina di giorni se n’è andata. Il suo corpo, nonostante l’alimentazione artificiale, ormai non rispondeva più. Mi ricordo le sue ultime parole, il giorno prima che mancasse, non me le ha dette neanche dal vivo, le ha registrate in un video in cui in realtà diceva soltanto “Ciao””.

Infine sui possibili motivi di questa tragedia, Chiara ha concluso: “Sono molto sicura del fatto che non volesse né morire, né spegnersi, né lasciarsi andare. Me l’ha detto a gran voce. Credo che lei, nella sua testardaggine e nel tentativo di protezione delle persone che aveva attorno, semplicemente abbia creduto per molto tempo di farcela da sola e abbia anche creduto che il suo corpo non avrebbe ceduto finché lei non lo avesse voluto”.

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