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Inter, Bastoni: “Ho lottato per lasciare l’Inter, ma Conte mi ha convinto a restare”

Bastoni

Il difensore nerazzurro si racconta tra carriera, leadership e l’impatto dei social
Alessandro Bastoni, considerato tra i difensori più preziosi al mondo insieme a Saliba dell’Arsenal con una valutazione di 80 milioni di euro (dati Transfermarkt), si è raccontato in un’intervista a tutto campo.

Inter, Bastoni: “Ho lottato per lasciare l’Inter, ma Conte mi ha convinto a restare”

Dal suo rapporto con l’Inter alla gestione della pressione, fino alla sua visione sul calcio e la vita fuori dal campo.

Lotta per un posto all’Inter: “Conte mi ha chiesto di restare”
L’arrivo all’Inter non è stato semplice per Bastoni, che ha vissuto momenti di incertezza.

“Ho fatto di tutto per andare via, perché davanti a me c’erano difensori come Godin, Skriniar e De Vrij. Pensavo di non avere spazio. Poi Conte mi ha chiesto di restare e, una volta sceso in campo, non sono più uscito.”

Un’intuizione vincente quella dell’ex tecnico nerazzurro, che ha puntato su Bastoni e lo ha trasformato in un pilastro della difesa interista.

Il sacrificio dietro la vita da calciatore
Essere un calciatore di alto livello comporta anche rinunce, come racconta lo stesso difensore.

“Molti pensano che i sacrifici li facciano solo gli operai o i muratori. Ma se non sei dentro questo mondo, è difficile capire le rinunce che fa un giocatore. Giochiamo così tanto che siamo sempre lontani dalle nostre famiglie. Si riduce tutto a: ‘Eh, ma guadagni milioni’. Ma il tempo è impagabile, nessuno te lo restituisce.”

Le sue giornate sono scandite da allenamenti e ritiri, con pochissimo tempo libero:

“Dormo a casa due o tre notti a settimana. Anche quando sono a casa, la mattina sono impegnato fino alle 14:00 con gli allenamenti. Il tempo per stare con i miei cari è davvero poco.”

L’interismo e il rapporto con la squadra
Pur non essendo cresciuto con la maglia nerazzurra addosso, Bastoni ha sviluppato un forte senso di appartenenza.

“Ho passato 11 anni nel settore giovanile dell’Atalanta, affrontando l’Inter tante volte. In quei momenti non mi stava molto simpatica, perché facevo gli interessi della mia squadra. Ma una volta che diventi parte di un club, tutto cambia. Nel 2010, alla finale di Champions, tifavo già Inter con mio padre dal divano.”

All’interno dello spogliatoio ha ormai un ruolo da leader, ma senza eccessi:

“Non c’è bisogno di parlare sempre, il livello è talmente alto che ognuno sa quando sbaglia. Se c’è qualcosa da correggere nell’atteggiamento, allora sì, intervengo. In spogliatoio parlano molto Lautaro e Barella, ma qui nessuno si impone sugli altri.”

Il difensore ha anche evidenziato come sia cambiata la cultura all’interno delle squadre rispetto agli inizi della sua carriera.

“Non c’è più il nonnismo di una volta. Nei miei primi anni all’Atalanta, con Stendardo, Masiello e Zukanovic, era diverso. Una volta feci un tunnel in allenamento e scoppiò il caos. Ora, per fortuna, c’è più cultura e rispetto.”

Il peso dei social e gli haters
Nel calcio moderno, l’interazione con i tifosi passa spesso attraverso i social, ma non sempre in maniera positiva. Bastoni ha parlato apertamente delle difficoltà legate ai commenti negativi.

“Manca il rispetto. Non puoi insultarmi la famiglia o augurarmi la morte per un errore in campo. C’è chi riesce a fregarsene e chi invece ne soffre di più.”

E sul comportamento di alcuni tifosi:

“Vedo interisti che fischiano un nostro giocatore o lo insultano sui social. È controproducente. Poi magari gli stessi ti fermano per strada e ti chiedono una foto. C’è troppa cattiveria e invidia.”

Un leader per il presente e il futuro
Con il suo talento e la sua personalità, Bastoni è ormai un punto fermo dell’Inter e della Nazionale. L’obiettivo è chiaro: continuare a vincere con la maglia nerazzurra, mantenendo quella fame e determinazione che lo hanno portato ai vertici del calcio mondiale.