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mercoledì 12 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste L’ex difensore dell’Inter racconta in un podcast gli anni vissuti sotto la guida di Antonio Conte

Ashley Young, il retroscena su Conte: "Allenamenti durissimi, chi lo contestava finiva fuori"

Ashley Young ripercorre la sua esperienza con Antonio Conte ai tempi dell’Inter e descrive un allenatore estremamente esigente, capace di spingere squadra e staff oltre i propri limiti. L’inglese racconta anche le tensioni nate con alcuni giocatori esperti che avevano scelto di contestarne i metodi.

Ashley Young, il retroscena su Conte: "Allenamenti durissimi, chi lo contestava finiva fuori"

Antonio Conte è un allenatore che non concede mezze misure. La sua idea di calcio passa attraverso il lavoro quotidiano, la disciplina e un livello di attenzione che coinvolge ogni dettaglio. A distanza di anni dall’esperienza condivisa all’Inter, Ashley Young ha raccontato in un podcast alcuni retroscena legati ai metodi del tecnico salentino, offrendo una testimonianza diretta di quanto potesse essere intensa la quotidianità sotto la sua guida.

Uno degli aspetti ricordati dall’ex giocatore nerazzurro riguarda il modo in cui Conte analizzava le partite. Dopo una sconfitta, la squadra era chiamata a ripercorrere l’intero incontro in sala video, con continue interruzioni per analizzare le scelte dei singoli. "Se avevamo perso una partita, rivivevamo l'intera partita. Ogni paio di minuti fermava il video e chiedeva: 'Perché hai fatto questo? Perché hai fatto quello?'", ha raccontato Young.

Le riunioni potevano protrarsi per ore, mettendo a dura prova la capacità di attenzione dei calciatori. "Eravamo nella sala riunioni per tre ore e mezza", ha spiegato l’ex Inter, sottolineando come la concentrazione potesse inevitabilmente calare durante sessioni così lunghe. "C'erano giocatori che si addormentavano davvero durante le riunioni". Un metodo che, secondo Young, se mantenuto a lungo poteva diventare particolarmente pesante per tutto l'ambiente.

L’inglese collega infatti l’intensità del lavoro anche alla pressione accumulata nel corso della stagione. "Se hai questo per un lungo periodo, diventa troppo. Poi iniziano a venire gli infortuni, lo staff è sotto una pressione enorme, le famiglie non li vedono". È anche da questa prospettiva che Young prova a spiegare perché Conte abbia spesso scelto di non prolungare troppo le proprie esperienze sulle singole panchine.

Nel racconto emerge anche un altro elemento, quello del rapporto con lo spogliatoio. Secondo Young, alcuni giocatori esperti avrebbero manifestato apertamente il proprio dissenso nei confronti dei metodi dell’allenatore. "C'erano diversi giocatori esperti che erano lì da tempo e avrebbero voluto affrontarlo per dirgliene quattro; alla fine lo hanno fatto, e sono stati gli stessi che sono stati fatti fuori poco dopo". Un passaggio che restituisce l’immagine di uno spogliatoio nel quale la linea dell’allenatore era particolarmente netta.

Eppure, nonostante la durezza della preparazione, Young riconosce a quei metodi anche un merito personale. Gli allenamenti, per sua stessa ammissione, erano estremamente impegnativi, ma potrebbero aver contribuito alla sua longevità agonistica. "Per me era una follia, ma penso sia proprio questo che mi ha dato la longevità per continuare a giocare fino a 40 anni". Una considerazione che racchiude il doppio volto dell’esperienza con Conte: da una parte la fatica, la pressione e le esigenze quotidiane; dall’altra una metodologia che, secondo Young, ha lasciato un segno positivo sulla sua carriera.

Il racconto dell’ex Inter torna così ad alimentare il dibattito sui metodi di Conte, oggi nuovamente al centro dell’attenzione del calcio italiano. Il suo approccio resta quello di un allenatore che pretende totale partecipazione dal gruppo e che considera il lavoro una componente imprescindibile della prestazione. Un modello capace di produrre risultati, ma che, proprio per la sua intensità, richiede ai giocatori una disponibilità assoluta.

Andrea Fiorentino · Redattore