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sabato 15 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste Ciro Immobile

Ciro Immobile dice basta: il calcio si ferma, il sogno resta

Dalle prime partite a Torre Annunziata fino ai grandi palcoscenici internazionali, l'attaccante ha ripercorso una carriera costruita tra gol, sacrifici, titoli e legami profondi.

Ciro Immobile dice basta: il calcio si ferma, il sogno resta

Ciro Immobile ha scelto di fermarsi. Non con un addio amaro, ma con la consapevolezza di chi guarda indietro e riconosce di aver realizzato il proprio sogno. L'attaccante ha affidato ai social un lungo messaggio per raccontare la decisione di chiudere con il calcio giocato, ripercorrendo una carriera cominciata da bambino a Torre Annunziata e arrivata fino ai grandi stadi d'Europa. "Torre Annunziata-Parigi è stato il mio viaggio perfetto", ha scritto, sintetizzando in poche parole la distanza enorme tra il punto di partenza e quello di arrivo. Un percorso nato sui campetti sotto casa e terminato tra le luci della capitale francese, attraversando una vita intera dentro il pallone.

Immobile ha scelto di raccontare il ritiro senza trasformarlo in un momento di tristezza. "Il pallone si ferma qui", ha scritto, spiegando di preferire l'idea di appoggiare con delicatezza i propri scarpini piuttosto che quella, più dura, di "appenderli al chiodo". È una sfumatura che racconta bene il senso del suo addio: non una rinuncia a ciò che è stato, ma la volontà di custodire con gratitudine tutto quello che il calcio gli ha regalato.

La sua storia era cominciata a quattro anni con il Torre Annunziata '88, con una maglia numero 20 indossata quasi per caso, perché la 9 non era disponibile. Da bambino aveva un modello preciso, Alessandro Del Piero, e il destino gli avrebbe regalato proprio alla Juventus l'opportunità di debuttare in Serie A e in Champions League. Da quel momento è iniziato un viaggio attraverso numerose maglie e città: Sorrento, Siena, Pescara, Grosseto, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e infine Paris FC. Una carriera fatta di cambiamenti, esperienze diverse e soprattutto di gol.

Nel suo messaggio Immobile ha ricordato anche gli allenatori che hanno lasciato qualcosa nel suo percorso. Da Cioffi a Conte, da Zeman a Ventura, passando per Klopp, Emery, Inzaghi, Sarri, van Bronckhorst e Italiano, ogni esperienza ha contribuito a costruire il calciatore e l'uomo. Il passaggio più alto con la Nazionale è arrivato con Roberto Mancini, sotto la cui gestione Immobile ha conquistato il titolo di Campione d'Europa.

A pesare sulla scelta di fermarsi è soprattutto la condizione fisica. Immobile ha riconosciuto di non riuscire più a essere il giocatore di un tempo, quello capace di conquistare per quattro volte il titolo di capocannoniere della Serie A e la Scarpa d'Oro. "Il fisico ha presentato il conto", ha spiegato, individuando proprio in questa consapevolezza la ragione principale della decisione. Fermarsi, dunque, diventa anche un atto di rispetto verso se stesso e verso i tifosi che lo hanno accompagnato durante la carriera.

Nel finale, il pensiero è andato alla famiglia e alle persone più vicine: la moglie Jessica, i figli Michela, Giorgia, Mattia e Andrea, i genitori Antonio e Michela, il fratello Luigi e i suoi agenti Alessandro Moggi e Marco Sommella. È lì che il racconto sportivo lascia spazio a quello umano, perché dietro ogni gol e ogni trasferimento c'è una rete di persone che ha condiviso sacrifici, gioie e momenti difficili.

Il saluto di Immobile, allora, non ha il sapore della malinconia. È quello di un uomo che sente di avere completato il proprio percorso. "Nessuno sia triste per me, perché io sono molto felice", ha scritto. E poi la frase che racchiude meglio di ogni altra il senso della sua storia: "Ho vissuto un meraviglioso sogno, fino all'ultimo giorno". Perché certe carriere finiscono con un ultimo pallone, ma non smettono mai davvero di appartenere a chi le ha vissute.

Andrea Fiorentino · Redattore